
"tra il reale e l'irreale c'é una porta: quella porta siamo noi"
Jim Morrison

Biografia
Nata nel 1958 a Livorno, Cinzia Ghelardini è diplomata in Pittura all’Accademia delle Belle Arti di Firenze.
Dal 1979 espone in mostre personali e collettive, ricevendo apprezzamenti da pubblico e critica.
Nel 1981 fonda lo Studio Cinzia Ghelardini Pittura e Grafica, nel quale esprime la sua creatività in ambito artistico e progettuale, passando dalla pittura alla scenografia, al design e decor artigianale, dalla grafica pubblicitaria all’ideazione e gestione di laboratori artistici di educazione ambientale nelle scuole primarie e laboratori di arteterapia per enti pubblicie strutture private.
NELL’ATMOSFERA DI CINZIA GHELARDINI
Il suo lavoro consiste nell’applicazione, su di una superficie definita, di una serie di “strati d’atmosfera” dai colori molto delicati. La prima atmosfera copre tutta la superficie, le altre a colori leggermente diversi ma sempre mantenendo una certa semitrasparenza, si sovrappongono all’atmosfera di fondo, senza coprire tutto il fondo ma solo una parte, con forme diverse, con effetti di sovrapposizione che addensano e sommano più colori.
In queste sovrapposizioni di fogli d’atmosfera, si creano altre forme per addensamento, alcune forme sono in parte definite, altre nascono da sole.
L’atmosfera è ulteriormente evidenziata, oltre al colore, da centomila piccolissime pieghe che fanno vibrare tutta la composizione.
Forse questo lavoro potrebbe essere considerato come una serie di “progetti di paesaggi” dettati dall’intuizione, favoriti dal caso, definiti da una tecnica tutta da inventare.
L’abilità dell’artista consiste nel sapersi fermare al momento giusto.
Una antica regola cinese dice: “quando l’immagine è presente non occorre che il pennello la finisca”.
L’atmosfera in fogli si compra dal cartolaio e si chiama carta velina.
Il colore lo si aggiunge a sensibilità.
La sensibilità non si trova dal cartolaio. La colla sì.
Non è la colla che fa il collage, come disse Max Ernst in un giorno di pioggia.
Bruno Munari gennaio 1991